L’angolo camerulare è il punto, all’interno dell’occhio, in cui la cornea incontra l’iride: da lì esce il liquido che mantiene la pressione oculare. Si parla di angolo stretto quando questo spazio è ridotto. Nella maggior parte dei casi non dà disturbi e basta tenerlo sotto controllo; in una minoranza di occhi l’angolo si chiude e la pressione sale, a volte in poche ore. Si scopre solo con una visita oculistica.

Immagine illustrativa realizzata con intelligenza artificiale.
Sono Alberto Bellone, Medico Referente dell’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Sedes Sapientiae di Torino (Gruppo Humanitas). In questa pagina spiego che cos’è l’angolo, come lo studio nei miei studi di Torino e di Ivrea e che cosa si fa quando è stretto.
Che cos’è l’angolo camerulare
Dietro la cornea c’è la camera anteriore, piena di un liquido trasparente: l’umore acqueo. Lo produce il corpo ciliare, che sta dietro l’iride; il liquido passa attraverso la pupilla e arriva nella camera anteriore. Da qui deve uscire, e la via principale si trova proprio nell’angolo fra cornea e iride, chiamato angolo camerulare o angolo irido-corneale.
Da dove esce l’umore acqueo
Nell’angolo c’è il trabecolato, un tessuto a maglie che funziona come un filtro. Superato il trabecolato, il liquido entra nel canale di Schlemm, un sottile canale che corre tutto intorno alla cornea, e da lì nelle vene della superficie dell’occhio. Questa strada porta fuori la maggior parte dell’umore acqueo; una quota minore esce attraverso il muscolo ciliare (via uveo-sclerale).
Finché il liquido esce bene, la pressione resta stabile. Se l’iride si appoggia al trabecolato e lo copre, il filtro si chiude: il liquido continua a essere prodotto ma non esce più, e la pressione sale.
Angolo stretto: chi ce l’ha e perché
Occhio piccolo, ipermetropia e cristallino che cresce
L’angolo stretto dipende soprattutto dalla forma dell’occhio. È più frequente negli occhi corti, tipici degli ipermetropi, nelle donne e con l’avanzare dell’età, ed è più diffuso nelle popolazioni dell’Asia orientale. Il motivo dell’età è il cristallino, la lente naturale dell’occhio: aumenta di spessore per tutta la vita, con la cataratta si ispessisce ancora, spinge l’iride in avanti e toglie spazio all’angolo.
Esistono anche forme secondarie, in cui l’angolo si chiude per altre cause: un cristallino spostato, un’infiammazione, alcuni farmaci. Un esempio è la sindrome di Weill-Marchesani.
Tre situazioni diverse
Angolo stretto non vuol dire glaucoma. Le classificazioni internazionali distinguono tre situazioni:
- sospetto di chiusura d’angolo: l’angolo è stretto, ma la pressione è normale e non ci sono segni di danno. È la situazione più comune;
- chiusura d’angolo: in alcuni punti l’iride si è già attaccata al trabecolato (sinechie) oppure la pressione è alta, ma il nervo ottico è ancora sano;
- glaucoma ad angolo chiuso: la chiusura ha già danneggiato il nervo ottico.
In ognuna di queste situazioni può capitare, raramente, un attacco acuto: la pressione sale in poche ore, l’occhio diventa rosso e dolente, la vista si annebbia e compaiono aloni intorno alle luci, a volte con nausea e vomito. È un’urgenza, di cui parlo nella sezione sul glaucoma acuto.
Come si studia l’angolo
L’angolo non si vede guardando l’occhio dall’esterno, e nemmeno con il normale microscopio della visita: la luce che proviene da lì viene riflessa all’interno della cornea e non esce. Servono metodi dedicati.
La lampada a fessura
Durante la visita, con il fascio di luce della lampada a fessura si confronta la profondità della camera anteriore alla periferia con lo spessore della cornea (metodo di Van Herick). È una stima rapida: se fa sospettare un angolo stretto, si passa agli esami successivi.
La gonioscopia
La gonioscopia è l’esame di riferimento. Dopo un collirio anestetico appoggio sull’occhio una piccola lente a contatto con degli specchi, che permettono di vedere l’angolo su tutti i 360 gradi. Non fa male e dura pochi minuti. La eseguo sia a Torino sia a Ivrea.
La gonioscopia risponde a tre domande. L’angolo è aperto o chiuso? Se è chiuso, l’iride è solo appoggiata al trabecolato o vi si è già attaccata? E se è aperto, può chiudersi? Premendo leggermente con la lente sulla cornea (gonioscopia dinamica) si capisce se la chiusura è reversibile. L’esame si fa senza dilatare la pupilla, perché la dilatazione cambierebbe l’aspetto dell’angolo.
La tomografia del segmento anteriore
A Torino studio l’angolo anche con il tomografo CASIA 2, un OCT del segmento anteriore. È un esame senza contatto: il paziente guarda una luce per pochi secondi e lo strumento acquisisce immagini in sezione di tutto l’angolo, su 360 gradi. Su queste immagini si misurano l’apertura dell’angolo (AOD), l’area libera davanti al trabecolato (TISA) e la percentuale della circonferenza in cui l’iride tocca il trabecolato (ITC).
Il vantaggio è che il risultato è un’immagine e un numero, confrontabili nel tempo e facili da mostrare al paziente. La gonioscopia però resta necessaria: vede direttamente il trabecolato, la sua pigmentazione e le sinechie, che la tomografia non mostra. I due esami si completano.
Cosa si fa se l’angolo è stretto
Spesso bastano i controlli
Due grandi studi randomizzati, ZAP in Cina e ANA-LIS a Singapore, hanno seguito per anni persone con angolo stretto e pressione normale, trattando con l’iridotomia un solo occhio e lasciando l’altro senza trattamento. In entrambi i casi di peggioramento sono stati pochi anche negli occhi non trattati, e l’iridotomia li ha ridotti in misura modesta. Per questo oggi, nel solo sospetto di chiusura d’angolo, non si tratta tutti in automatico: si decide caso per caso, considerando l’anatomia dell’occhio, la familiarità, la possibilità di fare i controlli e la necessità di dilatare la pupilla per altri esami.
L’iridotomia laser YAG
Quando l’angolo va messo in sicurezza, il trattamento è l’iridotomia: con il laser YAG si pratica un piccolissimo foro alla periferia dell’iride. Il foro apre una seconda strada al liquido, che non deve più passare solo dalla pupilla; l’iride si appiattisce e si allontana dal trabecolato. Si esegue in ambulatorio, dopo un collirio, in pochi minuti.
L’iridotomia riduce il rischio di chiusura ma non lo azzera, perché non cambia la causa di fondo, cioè il cristallino che continua a crescere. Per questo anche gli occhi trattati vanno ricontrollati nel tempo.
L’intervento di cataratta
Il cristallino artificiale che impianto con l’intervento di cataratta è molto più sottile del cristallino naturale: tolto quest’ultimo, l’iride torna indietro e l’angolo si apre. Lo studio EAGLE, nel Regno Unito, ha confrontato in persone sopra i 50 anni con chiusura d’angolo e pressione di almeno 30 mmHg, o con glaucoma ad angolo chiuso, l’estrazione precoce del cristallino con l’iridotomia associata ai colliri: a tre anni l’estrazione del cristallino ha dato una pressione più bassa e una qualità di vita migliore, e gli autori la indicano come opzione di prima scelta in questi pazienti.
Nel solo sospetto di chiusura, con pressione normale, gli studi non sostengono la rimozione di un cristallino ancora trasparente. Quando invece c’è già una cataratta da operare, l’intervento risolve anche il problema dell’angolo e spesso l’iridotomia non serve.
Domande frequenti
Posso fare le gocce per dilatare la pupilla se ho l’angolo stretto?
Non senza un controllo. Prima di dilatare la pupilla controllo sempre l’ampiezza dell’angolo, con la gonioscopia o con la tomografia. Se l’angolo è stretto e serve comunque esaminare il fondo dell’occhio, prima metto in sicurezza l’occhio, per esempio con un’iridotomia laser YAG, e solo dopo dilato la pupilla. Nella popolazione generale il rischio di un attacco acuto dopo la dilatazione è basso, ma in un occhio con angolo stretto non va corso senza precauzioni.
La gonioscopia fa male?
No. Si mette un collirio anestetico e la lente viene appoggiata delicatamente sulla cornea. Si può avvertire un leggero fastidio, e per qualche minuto dopo l’esame la vista può restare un po’ annebbiata.
Angolo stretto vuol dire avere il glaucoma?
No. La maggior parte delle persone con angolo stretto ha una pressione normale e un nervo ottico sano, e molte non svilupperanno mai un glaucoma. Si parla di glaucoma ad angolo chiuso solo quando il nervo ottico è già danneggiato. Per saperlo servono, oltre allo studio dell’angolo, la misura della pressione, l’OCT del nervo ottico e il campo visivo.
L’iridotomia è per sempre?
Il foro di norma resta aperto, ma l’iridotomia non ferma la crescita del cristallino e non cambia la forma dell’iride, che in alcuni occhi continua a restringere l’angolo anche con il foro aperto. Per questo dopo l’iridotomia l’angolo va ricontrollato nel tempo.
Dopo l’intervento di cataratta l’angolo stretto si risolve?
Nella maggior parte dei casi sì: il cristallino artificiale occupa molto meno spazio di quello naturale e l’angolo si apre. Se però prima dell’intervento l’iride si era già attaccata al trabecolato in molti punti, o se il nervo ottico è già danneggiato, i controlli della pressione vanno proseguiti anche dopo.
Quali farmaci devo segnalare se ho l’angolo stretto?
Alcuni farmaci presi per bocca o per via inalatoria possono dilatare la pupilla o spingere in avanti l’iride, e nel foglietto illustrativo riportano il glaucoma ad angolo chiuso tra le controindicazioni o le avvertenze. Se si sa di avere l’angolo stretto, conviene dirlo al medico che prescrive e mostrare all’oculista l’elenco dei farmaci che si assumono.
Per una valutazione dell’angolo e della pressione dell’occhio: sedi e contatti, a Torino e a Ivrea.
Dr. Alberto Bellone, Medico Referente dell’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Sedes Sapientiae di Torino. Ottobre 2026.
Fonti: Lucente A. L’angolo camerulare. Oftalmologia Domani 2012;3:17-30. Foster PJ, Buhrmann R, Quigley HA, Johnson GJ. The definition and classification of glaucoma in prevalence surveys. Br J Ophthalmol 2002;86(2):238-242. He M, Jiang Y, Huang S, et al. Laser peripheral iridotomy for the prevention of angle closure: a single-centre, randomised controlled trial. Lancet 2019;393(10181):1609-1618. Baskaran M, Kumar RS, Friedman DS, et al. The Singapore Asymptomatic Narrow Angles Laser Iridotomy Study: five-year results of a randomized controlled trial. Ophthalmology 2022;129(2):147-158. Azuara-Blanco A, Burr J, Ramsay C, et al. Effectiveness of early lens extraction for the treatment of primary angle-closure glaucoma (EAGLE): a randomised controlled trial. Lancet 2016;388(10052):1389-1397. Gedde SJ, Chen PP, Muir KW, et al. Primary Angle-Closure Disease Preferred Practice Pattern. Ophthalmology 2021;128(1):P30-P70. European Glaucoma Society. Terminology and Guidelines for Glaucoma, 6th edition. Wolfs RC, Grobbee DE, Hofman A, de Jong PT. Risk of acute angle-closure glaucoma after diagnostic mydriasis in nonselected subjects: the Rotterdam Study. Invest Ophthalmol Vis Sci 1997;38(12):2683-2687.

