L’intervento di cataratta sostituisce il cristallino opacizzato con una lente intraoculare artificiale. Si esegue in anestesia locale, con l’anestesista in presenza, attraverso una microincisione di circa 2,4 mm: il cristallino viene frammentato con ultrasuoni o con il laser a femtosecondi e aspirato. Si propone quando la vista annebbiata limita le attività quotidiane.
Dott. Alberto Bellone, Medico Referente dell’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Sedes Sapientiae di Torino. Opera la cataratta a Torino (Casa di Cura Sedes Sapientiae, Gruppo Humanitas) e a Ivrea (Clinica Aurora di Banchette). Aggiornato a ottobre 2026.
Visite a Torino, Corso Pascoli 5, e a Ivrea, Via Circonvallazione 15A. Sedi, orari e come arrivare. Per Ivrea e il Canavese c’è anche la pagina dedicata: cataratta a Ivrea.
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La cataratta è l’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio che permette di mettere a fuoco sulla retina i raggi luminosi provenienti da un oggetto lontano.
Non è necessariamente sinonimo di vecchiaia: di solito interessa gli ultracinquantenni, ma alcuni fattori possono anticiparne l’insorgere, come il diabete, l’uso prolungato di farmaci come cortisone e chemioterapici, ferite e traumi oculari gravi o altre malattie dell’occhio. Può essere favorita anche da un’eccessiva esposizione ai raggi solari.
Generalmente si sviluppa lentamente, senza causare dolore. Può interessare entrambi gli occhi, anche se di norma un occhio viene colpito prima dell’altro.

Il sintomo più comune è l’annebbiamento della vista. È come avere un velo sull’occhio: inutile sbattere ripetutamente le palpebre o pulire le lenti degli occhiali credendole appannate. Diventa più difficile distinguere gli oggetti negli ambienti poco luminosi, la luce intensa dà fastidio (fotofobia) e compaiono aloni attorno alle sorgenti luminose.
I colori sembrano meno vivaci e in molti casi compare (o aumenta) la miopia. Quando l’opacità del cristallino diventa molto densa non si riesce più a distinguere gli oggetti; nelle fasi molto avanzate si può arrivare alla perdita quasi totale della vista che, se le altre strutture dell’occhio sono sane, può essere recuperata con l’intervento.
Non esiste un collirio o un farmaco che faccia regredire la cataratta: la cura è chirurgica. L’intervento può essere eseguito indipendentemente dal grado di opacizzazione del cristallino, quando la vista non permette più di svolgere bene le normali attività quotidiane (leggere, guidare, lavorare).
Individuati i sintomi, è l’oculista, dopo un esame completo dell’occhio, a valutare le condizioni reali e il momento giusto. Quando le altre strutture dell’occhio sono sane, la chirurgia della cataratta porta nella grande maggioranza dei casi a un miglioramento della vista.
Nei pazienti con glaucoma associato, durante lo stesso intervento è possibile valutare l’impianto del microdispositivo iStent inject W: vedi la pagina sulla chirurgia microinvasiva del glaucoma. Se avete fatto il laser per la miopia, leggete cataratta dopo il laser per la miopia.
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L’operazione consiste nell’estrazione del cristallino, opaco o parzialmente opacizzato, e nella contemporanea introduzione di una lente artificiale (IOL) che può correggere anche il difetto di vista preesistente.
Non si apre l’occhio con un taglio ampio: si crea una piccola incisione di circa 2,4 mm al bordo della cornea, nella parte trasparente; con una sonda il cristallino viene frantumato e aspirato e al suo posto si inserisce la lente nuova. Tutto avviene in uno spazio di pochi millimetri, senza danneggiare i tessuti vicini: il vitreo dietro, l’iride davanti e la cornea.
La frantumazione del cristallino può avvenire con gli ultrasuoni (facoemulsificazione) oppure con l’aiuto del femtolaser, un laser che pretratta e frammenta il cristallino con impulsi di luce; i frammenti vengono poi aspirati con la sonda.
La sostituzione del cristallino permette di correggere non solo la cataratta, ma anche difetti della vista come miopia, ipermetropia e, con le lenti toriche, l’astigmatismo.

Il cristallino interviene anche nella messa a fuoco da vicino (accomodazione): con una lente monofocale questa capacità viene persa. D’altronde la capacità di accomodare viene meno da sola con la presbiopia, dopo i 50-55 anni.
Fare l’intervento di cataratta con il laser significa eseguire tutte le fasi di un intervento tradizionale, con alcune di esse affidate al laser a femtosecondi.
Il Dr. Bellone utilizza il femtolaser Ziemer LDV Z8, che consente di eseguire le fasi laser dell’intervento con precisione e rapidità. Il paziente non deve essere spostato da una sala all’altra: tutto l’intervento si svolge nella stessa sala.
Il laser esegue l’apertura della capsula del cristallino (capsulotomia) e la preframmentazione del nucleo. Può ridurre l’energia a ultrasuoni necessaria e rende la capsulotomia regolare, utile per centrare bene la lente intraoculare, in particolare con le lenti premium. La scelta fra tecnica tradizionale e laser si fa in visita, occhio per occhio.
Le lenti che si possono mettere nell’occhio durante l’intervento di cataratta sono oggi molte: monofocali sferiche, toriche e il gruppo delle lenti multifocali ed EDOF. La lente monofocale dà un fuoco fisso: il paziente userà poi gli occhiali da lontano, da vicino o entrambi.
La lente torica corregge l’astigmatismo: di solito il paziente non avrà bisogno degli occhiali per vedere da lontano, ma li userà per vicino. L’astigmatismo si può correggere anche con il laser a eccimeri o con lenti fachiche ICL toriche: vedi la pagina sull’astigmatismo.
Un’altra opzione è una lente multifocale, che consente di vedere a più distanze, soprattutto in buone condizioni di luce, riducendo la necessità degli occhiali. Non è adatta a tutti: l’indicazione si valuta in visita. Per approfondire: le lenti EDOF spiegate, meglio le lenti EDOF o trifocali? e quando le lenti premium sono controindicate. Nei pazienti con maculopatia si può valutare la lente EyeMax Mono.
La cataratta non torna, perché il cristallino è stato rimosso. Mesi o anni dopo può però opacizzarsi la capsula che sostiene la lente (cataratta secondaria): si tratta in ambulatorio con il laser YAG.
Per i disturbi più frequenti nelle settimane successive (aloni, ragnatele, occhio rosso, visione da vicino) vedi cosa è normale dopo l’intervento di cataratta e quando preoccuparsi.
Il Dott. Alberto Bellone esegue l’intervento di cataratta a Torino, alla Casa di Cura Sedes Sapientiae (Gruppo Humanitas), e per i pazienti di Ivrea e del Canavese alla Clinica Aurora di Banchette. Le visite si fanno a Torino in Corso Pascoli 5 e a Ivrea in Via Circonvallazione 15A. Per i pazienti di Ivrea c’è una pagina dedicata: cataratta a Ivrea.
La scelta della tecnica e della lente intraoculare si fa in visita, in base alle caratteristiche dell’occhio e alle esigenze visive del paziente. Sedi, telefoni e orari nella pagina dove sono.
No: il cristallino opaco viene rimosso e non si riforma. Mesi o anni dopo può opacizzarsi la capsula che sostiene la lente (cataratta secondaria): dà sintomi simili e si tratta in ambulatorio con il laser YAG, in pochi minuti.
Quando la vista non permette più di fare bene le attività di tutti i giorni, come leggere, guidare o lavorare. Non serve aspettare che la cataratta sia “matura”: il momento si decide in visita, insieme all’oculista.
In entrambe le tecniche il cristallino viene rimosso e sostituito con una lente intraoculare. Con il femtolaser alcune fasi sono eseguite dal laser; la scelta dipende dalle caratteristiche dell’occhio e dalla lente da impiantare e si fa in visita.
Dipende dalla lente. Con una monofocale di solito servono gli occhiali per vicino; le lenti toriche correggono anche l’astigmatismo; le multifocali ed EDOF riducono la necessità degli occhiali. Nessuna lente garantisce di non usarli più.
Raramente, anche a distanza di anni, la lente intraoculare può decentrarsi o lussarsi. In questi casi si può riposizionare o sostituire chirurgicamente: un esempio nel caso clinico di lussazione della lente nel vitreo.
Circa 15-20 minuti per occhio, in regime ambulatoriale: si torna a casa lo stesso giorno. Il secondo occhio si opera di solito dopo qualche settimana.
Una cataratta molto avanzata e non trattata può ridurre la vista a pochi residui, ma non è una cecità definitiva: se le altre strutture dell’occhio sono sane, la vista si recupera con l’intervento.
Sì. Spesso compare prima in un occhio e dopo mesi o anni nell’altro. Si può operare anche un solo occhio.
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Dieci risposte brevi del Dott. Bellone alle domande più frequenti sulla cataratta. Aprite la domanda per vedere il video.