Cross Linking – Cura del Cheratocono

Il cross linking è una cura innovativa del cheratocono e delle ectasie corneali. Con il termine inglese di cross linking si intende la formazione di legami incrociati.

La cornea è formata da delle fibre collagene disposte in modo ordinato: la resistenza meccanica della cornea è in rapporto al numero di fibre e, in particolar modo, al numero di legami chimici che esistono tra di loro (legami ponte). Nel cheratocono si ha un indebolimento e una alterazione di questi legami per cui la cornea perde la propria resistenza meccanica e tende progressiavemente a deformarsi sotto l’azione della pressione endoculare. Attualmente abbiamo 2 tecniche diverse per effettuare il cross linking:

  • il cross linking corneale standard
  • il cross linking transepiteliale

Cross linking corneale standard

Il cross linking corneale standard è una terapia per il cheratocono che rende la cornea più rigida stimolando la formazione di legami tra le fibre collagene, per impedire lo sfiancamento e la successiva perforazione. Si tratta di un trattamento che non è doloroso, poco invasivo e di durata inferiore ad un’ora. Consiste nel far reagire una sostanza fotosensibile, la riboflavina o vitamina B2, con la luce ultravioletta. Al paziente è instillato dapprima un collirio che fa stringere la pupilla, successivamente si applica un secondo collirio anestetico. Viene rimosso lo strato epiteliale che ricopre la cornea e poi si imbibisce la cornea con la riboflavina, ripetendo l’operazione ogni 3 minuti per circa un quarto d’ora. In questo modo si ha la certezza che la cornea abbia assorbito bene la sostanza. Successivamente si irradia per 30 minuti la cornea con i raggi UV continuando a ricoprire la cornea con la soluzione di riboflavina. Al termine del trattamento si copre la cornea trattata con una lente a contatto protettiva lasciandola per 3-5 giorni fino alla completa riepitelizzazione.

Cross linking transepiteliale

La tecnica di cross linking transepiteliale si effettua senza la rimozione dell’epitelio corneale, che è quel sottile strato di cellule che riveste la cornea. La riboflavina utilizzata con questa tecnica contiene particolari molecole che consentono alla riboflavina di penetrare all’interno della cornea e attraversare lo strato epiteliale. Si tratta di un trattamento non invasivo e molto ben tollerato dal paziente. Dopo una prima fase in cui la cornea deve assorbire la riboflavina somministrata ripetutamente dall’oculista sotto forma di collirio, si applica uno strumento per mantenere l’occhio aperto (blefarostato). Dopodiché si irradia l’occhio con raggi ultravioletti a bassa intensità (non sono dannosi per l’occhio). per circa 30 minuti ad intervalli di 5 minuti.

Controindicazioni al cross linking
Tra le controindicazioni al cross linking corneale abbiamo:

  • spessore corneale che deve essere almeno di 400 micron,
  • cornea non perforata,
  • il paziente non deve aver sofferto in passato di cheratite erpetica,
  • il paziente non deve avere infezioni in corso,
  • non deve essere presente un quadro grave di occhio secco.

Altro: CCL, C3-R, CCR, KXL, CXL

Cross linking trans epiteliale eseguito a marzo 2013 su una paziente di anni 38.

Situazione prima del cross-linking – marzo 2013

Situazione dopo il trattamento (controllo a 6 mesi)

Il controllo eseguito dopo 6 mesi mette in evidenza un netto miglioramento della patologia. In particolare la faccia posteriore della cornea (quella che guarda verso l’interno dell’occhio) si é appiattita passando da un elevazione di 52 micron a 25 (immagine in alto). Va ricordato che il cheratocono comincia dalla faccia interna della cornea. Lo spessore corneale (immagine in basso) risulta addirittura aumentato! La pachimetria passa da 500 a 513 micron. Va ricordato che nel cheratocono la cornea diventa sempre più sottile fino a perforarsi. Il cross linking dà quindi buoni risultati e l’associazione con la iontoforesi permette di ottenere risultati ancora migliori grazie al maggiore assorbimento della riboflavina da parte della cornea.

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