Lenti accomodative per la cataratta: la fine delle multifocali?

Una lente intraoculare accomodativa è una lente per la cataratta che non divide la luce in più fuochi fissi, come fanno le multifocali, ma cambia fuoco come il cristallino naturale, grazie al muscolo ciliare dell’occhio. Nel 2026 la lente di questo tipo con i dati più lunghi ha raggiunto i tre anni di controlli sull’uomo. È ancora sperimentale: per l’uso clinico servono anni di studi più ampi.

Lente intraoculare trasparente tenuta da una pinza chirurgica

Immagine illustrativa realizzata con intelligenza artificiale.

Sono Alberto Bellone, Medico Referente dell’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Sedes Sapientiae di Torino (Gruppo Humanitas). Lo spunto per questa pagina è un video del collega americano Marc Shomer, chirurgo della cataratta e refrattivo, che ha messo in fila le lenti accomodative in sperimentazione e i loro numeri. Qui riassumo cosa è stato presentato, cosa dicono le fonti originali e che cosa cambia, oggi, per chi deve operarsi.

Il compromesso delle lenti di oggi

Il cristallino giovane è morbido: quando il muscolo ciliare si contrae, cambia forma e mette a fuoco da vicino. È l’accomodazione. Verso i 45 anni il cristallino si irrigidisce e compare la presbiopia; più tardi si opacizza ed è la cataratta. Con l’intervento di cataratta il cristallino viene sostituito da una lente artificiale, che però non accomoda.

  • Monofocale: un solo fuoco, di solito per lontano. Per leggere servono gli occhiali.
  • Multifocale (trifocale): anelli diffrattivi microscopici distribuiscono la luce su due o tre fuochi fissi. Riduce molto l’uso degli occhiali, ma la luce divisa abbassa un po’ il contrasto e di notte possono comparire aloni attorno alle luci.
  • EDOF (a profondità di fuoco estesa): allunga il fuoco dal lontano all’intermedio con meno fenomeni luminosi, ma da vicino può servire un aiuto. Ne parlo in meglio le lenti EDOF o trifocali?

La lente accomodativa vuole eliminare il compromesso: un solo fuoco, tutta la luce sulla retina, e lo spostamento del fuoco affidato alla meccanica dell’occhio stesso.

OmniVu: i risultati a tre anni

La lente con i dati più lunghi si chiama OmniVu (Atia Vision, California). È modulare: una base riempita di fluido sta nel sacco capsulare, cioè la membrana che conteneva il cristallino, e cambia forma quando il muscolo ciliare si contrae; sopra si aggancia un’ottica separata che porta la correzione del difetto visivo. In linea di principio l’ottica anteriore si potrebbe sostituire senza toccare la base.

Al congresso dell’American Society of Cataract and Refractive Surgery (ASCRS, Washington, aprile 2026) sono stati presentati i risultati a 36 mesi del primo studio sull’uomo: 29 occhi arruolati, 14 seguiti fino a tre anni. Senza occhiali e con entrambi gli occhi, la vista media era intorno ai 10/10 da lontano e a distanza intermedia (computer) e intorno agli 8/10 da vicino, a distanza di lettura. La refrazione è rimasta stabile entro mezza diottria dal valore programmato fino a tre anni, che storicamente era il punto debole di queste lenti. In un sotto-studio a sei mesi la sensibilità al contrasto in luce ridotta era paragonabile a quella di una monofocale. In tutto il periodo l’azienda riporta una sola capsulotomia YAG (il laser per la cataratta secondaria) e nessuna sostituzione della lente.

I limiti vanno detti con la stessa chiarezza:

  • 14 occhi a tre anni sono pochissimi;
  • lo studio è sponsorizzato dall’azienda e il relatore è un suo consulente; i dati non sono ancora pubblicati su una rivista con revisione e non sono stati verificati in modo indipendente;
  • non esiste una versione torica, quindi chi ha astigmatismo resta con una parte di difetto non corretta;
  • negli Stati Uniti l’FDA ha autorizzato solo il primo studio di fattibilità, che viene prima dei grandi studi registrativi. Per l’uso clinico il relatore stima da 5 a 10 anni.

Perché serve prudenza: la lezione delle prime accomodative

Le lenti accomodative non sono un’idea nuova. La Crystalens, approvata dall’FDA nel 2003, doveva spostarsi in avanti con lo sforzo accomodativo: nella pratica si muoveva poco e il range da vicino è stato inferiore alle attese. Con la retrazione del sacco capsulare attorno alle cerniere, in alcuni casi la lente si è inclinata o spostata, con calo della vista e necessità di un laser o di un nuovo intervento. La Synchrony, a doppia ottica su molla, è stata usata in Europa ma non è mai arrivata negli Stati Uniti.

Il punto aperto è lo stesso per tutte le lenti di nuova generazione: dopo l’intervento il sacco capsulare tende a fibrosare e irrigidirsi. Se la lente dipende dalla sua elasticità, nessuno studio a tre anni può dire come lavorerà a dieci o vent’anni.

Le altre lenti in sperimentazione

  • Lumina (AkkoLens, Paesi Bassi): non sta nel sacco ma davanti, nel solco ciliare. Due piastre ottiche scorrono una sull’altra e cambiano il potere. Ha il marchio CE ed è l’unica di questo gruppo già disponibile in Europa. Nello studio di fase 3 (25 pazienti operati ai due occhi, controlli a un anno) circa l’87% riferiva poca o nessuna difficoltà da vicino senza occhiali, ma l’accomodazione misurata con strumenti oggettivi era di circa due terzi di diottria: parte del beneficio viene da una maggiore profondità di fuoco, come in una EDOF. Ogni lente va dimensionata sull’occhio e la posizione nel solco richiede controlli nel tempo, anche della pressione oculare.
  • Juvene (LensGen, California): due pezzi, una base che riempie il sacco e una lente a fluido che si incurva quando il sacco la comprime. A un anno (51 occhi analizzati) la vista è stata misurata con la correzione per lontano, quindi i numeri non sono confrontabili con quelli della OmniVu; la refrazione media è risultata spostata verso la miopia di quasi una diottria. L’azienda ha avuto il via libera per uno studio negli Stati Uniti.
  • FluidVision (oggi Alcon): lente monopezzo con olio di silicone nei bracci cavi, che si sposta al centro quando il muscolo ciliare si contrae. Nei primi studi l’ampiezza accomodativa misurata era intorno alle 2 diottrie. È in corso uno studio randomizzato su 175 pazienti contro una monofocale, con conclusione prevista a novembre 2026: è il prossimo risultato da seguire.
  • Altri progetti, come lenti riempite di un polimero morbido o la JelliSee, hanno mostrato ampie variazioni di fuoco in laboratorio o in pochissimi pazienti. Sono in una fase molto iniziale.

Multifocale e accomodativa a confronto

  • Come mettono a fuoco. La multifocale offre più fuochi fissi contemporaneamente e il cervello sceglie l’immagine utile. L’accomodativa ha un solo fuoco che si sposta.
  • Luce e contrasto. La multifocale divide la luce, con un po’ di contrasto in meno e possibili aloni. L’accomodativa usa tutta la luce a ogni distanza.
  • Da cosa dipende. La multifocale funziona dal primo giorno, qualunque cosa faccia il muscolo ciliare. L’accomodativa ha bisogno di muscolo ciliare e sacco capsulare sani e mobili per decenni.
  • Esperienza. Le multifocali hanno circa trent’anni di uso e milioni di occhi operati. Il dato più lungo su un’accomodativa di nuova generazione è di 14 occhi a tre anni.

Conviene aspettare per operarsi di cataratta?

È la domanda che il video pone in chiaro, e la risposta del collega è netta: se la cataratta interferisce con la vita di tutti i giorni (guida di notte, lettura, lavoro) non ha senso aspettare una lente che arriverà, se arriverà, tra diversi anni. Una vista scarsa comporta rischi concreti: cadute, incidenti, perdita di autonomia. Se invece la cataratta è lieve e gli occhiali bastano, non c’è fretta, e aspettare non toglie nulla.

Il criterio che seguo è lo stesso: si opera quando la cataratta limita la vita del paziente, non in base alla lente più nuova. La lente si sceglie in base all’occhio, alle abitudini visive e alla tolleranza per occhiali o aloni. Oggi le possibilità sono ampie:

Per capire che cosa offre ciascuna lente alle diverse distanze uso la curva di defocus, e prima dell’intervento il paziente può provare la visione delle diverse lenti con il simulatore SimVis Gekko. Ci sono anche occhi in cui una lente premium non è indicata: ne parlo in lenti premium, quando sono controindicate.

Domande frequenti

Cos’è una lente intraoculare accomodativa?

È una lente per la cataratta progettata per cambiare fuoco come il cristallino naturale, sfruttando la contrazione del muscolo ciliare. A differenza delle multifocali non divide la luce in più fuochi fissi.

Le lenti accomodative sono già disponibili?

Le lenti a riempimento fluido descritte in questa pagina sono ancora sperimentali. La Lumina ha il marchio CE ed è disponibile in alcuni paesi europei, ma l’accomodazione misurata è modesta e parte del beneficio viene dalla profondità di fuoco.

Conviene rimandare l’intervento di cataratta in attesa delle nuove lenti?

Se la cataratta limita la vita quotidiana, no: le lenti accomodative di nuova generazione richiederanno ancora anni di studi. Se è lieve e gli occhiali bastano, si può attendere comunque, per la cataratta stessa e non per la lente.

Che differenza c’è tra lente multifocale e accomodativa?

La multifocale ha più fuochi fissi che funzionano contemporaneamente. L’accomodativa ha un solo fuoco che si sposta con lo sforzo accomodativo, usando tutta la luce a ogni distanza, ma dipende dal buon funzionamento del muscolo ciliare e del sacco capsulare nel tempo.

Per una valutazione della cataratta e della lente più adatta al proprio occhio: sedi e contatti, a Torino e a Ivrea.

Dr. Alberto Bellone, Medico Referente dell’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Sedes Sapientiae di Torino. Ottobre 2026.

Fonti: Shomer M., Is This the End of Multifocal Lens Implants? New Cataract Lenses for 2027, YouTube, 2026. Atia Vision, comunicato sui risultati a 36 mesi della OmniVu, 15 aprile 2026. Healio, Shape-changing IOL provides good vision at all distances, luglio 2026. Ophthalmology Management, The holy grail of cataract surgery, settembre 2025. EuroTimes (ESCRS), One-year results for Juvene IOL. ClinicalTrials.gov, NCT05317728.