Lenti diffrattive

Le lenti diffrattive sono le lenti intraoculari il cui tipo di visione si avvicina di più a quello del cristallino umano. Sono anche le lenti che richiedono il colloquio più attento prima dell’intervento, perché quello che le fa funzionare è la stessa cosa che, di notte, può dare fastidio. In questa pagina spiego come funzionano, che cosa aspettarsi e come decido se proporle.

Come funziona una lente diffrattiva

Le lenti da cataratta di tipo diffrattivo sono lenti sulla cui superficie l’azienda costruttrice ha impresso dei cerchi concentrici alti pochi micron. Questi cerchi producono un effetto diffrattivo sulla luce: la luce che entra nell’occhio viene divisa in due, tre o, nelle lenti più recenti, quattro porzioni, che vengono proiettate sulla retina. Una quota della luce viene utilizzata per il lontano, un’altra quota per l’intermedio e il vicino. In altre parole, oltre al fuoco per il lontano, i cerchi diffrattivi creano dei fuochi addizionali per la mezza distanza e per la lettura.

La lente diffrattiva più usata è la lente trifocale: ha un fuoco per il lontano, un fuoco per l’intermedio (intorno ai 60-80 cm) e un fuoco per il vicino intorno ai 30-35 cm. Consente quindi di guidare, di usare il computer o leggere il cruscotto e di leggere un libro. Una volta impiantata non richiede manutenzione, non si sporca e non va sostituita: è un dispositivo pensato per accompagnare il paziente nel tempo.

Perché la visione è continua e non a scalini

Il cristallino umano si muove all’interno dell’occhio e mette a fuoco alle diverse distanze. La lente diffrattiva invece è ferma, non si muove: crea un secondo e un terzo fuoco fissi per la visione intermedia e per la visione vicina. Fra un fuoco e l’altro però non c’è un salto. Il paziente non percepisce tre distanze separate, ma una visione continua dal lontano fino ai 30 cm. È per questo che, fra tutte le lenti intraoculari, la trifocale diffrattiva è quella che per tipo di visione assomiglia di più al cristallino naturale, anche se il meccanismo con cui ci arriva è completamente diverso.


Il rovescio della medaglia: gli aloni di notte

Gli stessi cerchi diffrattivi che creano la seconda e la terza immagine hanno un effetto collaterale. Di notte, quando la luminosità ambientale si riduce, la pupilla si dilata e una porzione più ampia della lente, con più cerchi, entra in gioco: il risultato è un alone intorno alle luci, per esempio intorno ai fari delle auto o ai lampioni.

Un certo grado di aloni c’è sempre dopo un intervento di cataratta, anche con una lente monofocale normale, ed è un disturbo che il cervello impara piano piano a cancellare. Gli aloni dovuti ai cerchi diffrattivi sono più difficili da cancellare. Dopo l’impianto di una lente diffrattiva trifocale il paziente ha quindi un’ottima qualità di visione di giorno, un’ottima visione dell’intermedio e del vicino, ma può lamentare un fastidio notturno di aloni intorno alle luci. Nella maggior parte dei casi questo fastidio tende a ridursi nei mesi successivi all’intervento, ma non è garantito che sparisca del tutto.

Quanto si vedono gli aloni? Dipende dal paziente

È la domanda che ogni paziente mi fa, ed è la più difficile a cui rispondere, perché la risposta non dipende dalla lente ma dalla percezione di chi la porta. Ci sono pazienti che, alla domanda “vede gli aloni intorno alle luci di notte?”, rispondono “quali aloni?”. Ci sono pazienti che li notano, li accettano bene e riferiscono di fare nella loro vita tutto quello che vogliono, senza limitazioni. E c’è una minoranza, molto ridotta ma reale, che riferisce un fastidio importante nella guida notturna.

Stessa lente, stesso chirurgo, percezione opposta. Questo spiega perché proporre una lente diffrattiva trifocale sia una decisione complessa: è la lente che punta alla maggiore indipendenza dagli occhiali, ma non può essere una scelta automatica.

Come decido se proporla

Il criterio che seguo è dirlo prima, non dopo. Spiego al paziente, prima dell’intervento, che l’impianto di una lente trifocale diffrattiva può creare questo tipo di fastidio, e a quel punto il paziente può scegliere se impiantare questa lente o un altro tipo. Nel colloquio pesano le abitudini visive più dei parametri dell’occhio: quanto si guida di notte, che lavoro si fa, quanto conta leggere senza occhiali. Chi teme gli aloni ha oggi alternative come le lenti EDOF, meno potenti da vicino ma con un profilo di disturbi notturni paragonabile a una monofocale. Esistono poi condizioni, come alcune patologie della retina, in cui una lente diffrattiva non è indicata: ne parlo nella pagina sulle controindicazioni alle lenti premium. La valutazione preoperatoria completa che seguo è descritta nel Protocollo Bellone V.I.S.I.O.N..

Domande frequenti

Che cosa sono le lenti diffrattive?

Sono lenti intraoculari, impiantate durante l’intervento di cataratta, che hanno sulla superficie dei cerchi concentrici alti pochi micron. Questi cerchi dividono la luce in più porzioni e creano fuochi aggiuntivi per l’intermedio e il vicino, oltre a quello per il lontano.

Che differenza c’è fra lente diffrattiva e lente trifocale?

La trifocale è il tipo di lente diffrattiva più usato: ha tre fuochi, per lontano, intermedio e vicino. Esistono anche lenti diffrattive bifocali e, nei modelli più recenti, lenti che dividono la luce in quattro porzioni.

Con una lente diffrattiva vedrò gli aloni di notte?

È possibile. Di notte la pupilla si dilata e i cerchi diffrattivi possono creare un alone intorno alle luci. Quanto questo alone disturbi varia molto da persona a persona: alcuni pazienti non lo notano, altri lo accettano bene, una minoranza lo trova fastidioso nella guida notturna. Nella maggior parte dei casi tende a ridursi nei mesi successivi all’intervento.

Gli aloni spariscono col tempo?

Spesso si riducono grazie all’adattamento del cervello, ma non è garantito che scompaiano del tutto. Per questo il tema va discusso prima dell’intervento, non dopo.

Quali alternative esistono se temo gli aloni?

Le lenti EDOF a profondità di focus estesa danno un buon lontano e intermedio con disturbi notturni paragonabili a una lente monofocale, ma sono meno potenti da vicino. La scelta fra trifocale diffrattiva ed EDOF dipende dalle abitudini visive del paziente e si fa dopo la visita.

Le lenti EDOF funzionano con un principio diverso, refrattivo: lenti EDOF, cosa sono e come funzionano.

Se stai valutando l’intervento di cataratta e vuoi capire se una lente diffrattiva è indicata nel tuo caso, puoi prenotare una visita nello studio di Torino o di Ivrea.