Cheratocono – 6 anni dopo il trattamento. Come va?

Siamo a Saluzzo, il locale in cui ci troviamo si chiama “Il Boccone del Re” e siamo tornati a trovare Riccardo Curti, che è il proprietario di questo bellissimo locale: vi consiglio di venire ad assaggiare i suoi vini e i suoi prosciutti.

Ci siamo risentiti dopo sei anni dall’intervista in cui lui racconta l’iter diagnostico terapeutico del suo cheratocono e abbiamo deciso di fare questa rimpatriata: siamo cambiati un pochino noi, è cambiato l’approccio del cheratocono ma siamo fieri di poter dire che quello che abbiamo fatto è stato assolutamente giusto, stiamo spingendo forte sempre in questa direzione, nel trattamento conservativo di questa malattia, perché pensiamo che il modo giusto sia quello di conservare la propria cornea un pochino acciaccata magari con l’impianto di un anello, magari con il Crosslinking o magari con l’ausilio di una lente a contatto: ricordiamoci che la lente a contatto aiuta a vedere, perché noi chirurghi facciamo un ottimo lavoro, che è quello di appiattire la cornea, renderla più di una curvatura fisiologica, inspessiamo la cornea con il Crosslinking, mettiamo delle lenti dentro l’occhio per togliere la miopia, però le aberrazioni corneali sono eliminabili soltanto con una cornea artificiale ed essa, che si può mettere e si può togliere dal mattino alla sera, è la lente a contatto.

Sono passati sei anni e confermo di aver fatto troppo tardi la scelta giusta ma fortunatamente l’ho fatta e quindi a distanza di tempo sono qua a testimoniare nuovamente e a consigliare caldamente, a tutti quelli che sanno di essere affetti da cheratocono, di non aver paura e di affidarsi alle mani del dottor Bellone.

In questi sei anni è cambiata solo una cosa e fortunatamente non il cheratocono, che dopo tutte le visite è rimasto stabile, quindi nessun peggioramento ma ho semplicemente deciso, per una questione di miglior vita da parte mia, di correggere con una lente a contatto la visione dell’occhio sinistro, nonostante io senza nessuna correzione e dopo l’intervento avessi dieci decimi; dunque per una mia questione di stile di vita ho applicato una lente sclerale che utilizzo quotidianamente anche per più di 12 ore al giorno per poter vedere al massimo anche con l’occhio sinistro, quindi si tratta di una visione assolutamente quasi perfetta.

Ricordiamoci che Riccardo ha impiantato una ICL nell’occhio destro dove aveva un cheratocono frusto (chiamiamo così i cheratoconi soltanto topografici e cioè che l’esame che noi facciamo mette in evidenza il cheratocono, però clinicamente il paziente corretto vede bene).
La miopia l’abbiamo corretta con l’ICL, con la lente che si impianta dentro l’occhio; dopodiché abbiamo impiantato un’anello intrastromale nell’occhio di sinistra e abbiamo appiattito molto la cornea: subito dopo nel primo postoperatorio vedeva dieci decimi o otto decimi ma comunque vedeva molto bene.

Abbiamo stabilizzato la malattia con il Crosslinking transepiteliale, quindi noi siamo sempre stati per un Crosslinking a basso rischio e a basso impatto; adesso c’è l’evoluzione del Crosslinking transepiteliale con la iontoforesi, che penetra meglio rispetto a quello che ha fatto Riccardo ma comunque le sue cornee sono stabili, i suoi occhi sono belli, vede dieci decimi nell’occhio in cui ha l’ICL e dove ha fatto il Crosslinking, nell’altro ne vede cinque o sei naturali, il che è tantissimo, perché significa poter tornare a casa e poter fare l’80% delle cose.

Chiaro che se lui vuole guidare e vuole avere un’equità visiva paragonabile a quella dell’altro occhio deve affidarsi a una cornea artificiale ad appoggio sclerale, studiata per il cheratocono, che appoggia non sulla cornea (perché essa non va toccata) ma appoggia sulla sclera, sulla parte bianca dell’occhio, salta la parte centrale e fa da cornea artificiale, riuscendo a fare da interfaccia con l’aria all’esterno mentre nella parte interna, tramite il film lacrimale, trasmette la luce alla cornea.

Questa è la sua situazione. Il messaggio che noi vogliamo far passare è che le scelte che abbiamo fatto allora erano più che giuste e corrette e lo sono tutt’oggi, quindi facciamoci visitare e se abbiamo un cheratocono andiamo da uno specialista moderno che fa cose attuali, quindi Crosslinking, impianto di anelli intrastromali ed eventualmente le lenti fachiche; non prendiamo sottogamba la malattia, perché siamo giovani e il cheratocono colpisce i giovani, che hanno una lunga aspettativa di vita e quindi lasciarsi è sicuramente sbagliato.

Lui fino ad ora credo che abbia condotto una vita del tutto normale: la prima intervista l’abbiamo fatta nel mio studio, invece ora siamo qui, nel suo locale a Saluzzo in cui si mangia, si beve e si possono comprare prodotti di qualità, quindi conduce una vita assolutamente normale.

Faccio tutto quello che fanno le persone normali, magari anche meglio delle persone che non hanno problemi agli occhi (come giocare a tennis: vedo meglio io quando la palla è fuori dalla riga di chi sostiene di vederci bene, quindi assolutamente non bisogna avere paura); faccio sempre il parallelismo che quando vogliamo cambiare il cellulare andiamo a cercare sempre quello di ultima generazione, poi però quando abbiamo un problema abbiamo paura delle ultime tecnologie e magari ci facciamo spaventare da un piccolo intervento e dal camice bianco del dottore.

I tempi sono cambiati, non bisogna più avere paura; la tecnologia, le persone in gamba che hanno studiato e continuano a studiare per migliorarci la vita ci sono, basta solo trovarle e fidarsi e non vedo perché soprattutto quando si è giovani si debba vivere una vita con un handicap, perché non vederci non è proprio il massimo e continuare a non vederci per paura lo trovo veramente inaccettabile: bisogna avere coraggio.

Un aspetto importante, come dice lui, è quello di avere il coraggio di affrontare le cose: non è facile, la maggior parte dei pazienti affetti da cheratocono che io visito sono affetti anche da patologie depressive, cioè sono pazienti che non vogliono curarsi, sono pazienti non positivi verso nulla, non credono nella tecnica, non credono nei dottori, non pensano di andare a stare meglio e insomma, non sono come Riccardo o come sono anche io, cioè persone che affrontano la vita nel bene e nel male; entrambi abbiamo avuto delle vicissitudini, non ne siamo privi ma le cose vanno affrontate.

Chiediamo un atto di coraggio ai pazienti affetti da cheratocono, chiediamo di affrontare la cosa, perché ci piacerebbe che essi guarissero tutti; il cheratocono è una malattia che peggiora e quando lo scoprite, curatevi.

Anche perché è anche una questione di coscienza, perché penso a quando io ho scoperto di avere questa malattia: avevo una visione non buona nonostante le correzioni, però guidavo la vettura, lavoravo e quindi ci sono persone che mettono le mani su apparecchiature pericolose e non vederci bene secondo me non è una buona scelta dato che si mette a repentaglio la propria sicurezza e quella degli altri, quindi prima del coraggio ci metterei anche un po’ di coscienza, soprattutto verso i figli, la famiglia, verso le persone che abbiamo intorno.

So cosa significa non vederci bene e mi rendo conto che le cose cambiano: colori più vivaci, è cambiato l’umore perché riesco a fare tutto quello che fanno gli altri e riesco ad affrontare la vita nella maniera corretta.

Il messaggio per i nostri pazienti affetti da cheratocono è: curatevi e siate positivi, coscienziosi e un po’ coraggiosi.