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Con l’emergenza Covid anche la vista ci rimette: saltati il 25% degli interventi agli occhi

Allarme dalla Società oftalmologica italiana SOI: mancate diagnosi, non continuità delle cure e interruzione dei trattamenti, significano peggioramento di disturbi come glaucoma, degenerazione maculare senile, cataratta, retinopatia diabetica, cheratocono.

In Italia, si fanno 15milioni di visite oculistiche l’anno e un milione di interventi salvavista. Il blocco di tre mesi per il Covid fa stimare agli oculisti italiani della Società oftalmologica italiana SOI una riduzione del 25% di questi numeri: «Sono saltati 250mila interventi e 3 milioni e mezzo di visite» dice Matteo Piovella, presidente della SOI e Direttore del Centro Microchirurgia Ambulatoriale (CMA) di Monza «Una situazione non facile, se poi pensiamo che non eravamo in ottima salute neppure prima, tra liste d’attesa e differenze tra le qualità di cura sul territorio italiano».

I danni di salute della sospensione, a livello ospedaliero e privato, delle visite oculistiche e della programmata attività chirurgica, riguardano le mancate diagnosi, ma anche la continuità delle cure e interruzione significa peggioramento della malattie.

«È necessario riprendere la normale programmazione caratteristica dell’Oculistica per evitare che tante malattie vadano fuori controllo. Glaucoma, degenerazione maculare senile, cataratta, retinopatia diabetica, cheratocono fino alle tradizionali congiuntiviti o la correzione dei difetti di vista non devono tornare ai livelli di 20 anni fa. Tante persone, se non curate adeguatamente, sono a rischio di perdere la vista». Per questo la SOI ha redatto le linee guida per un’efficace e sicura riorganizzazione dell’attività assistenziale oculistica, partendo dalla necessità di tenere separati pazienti potenzialmente positivi con pazienti sani. Sarà questo uno dei temi al centro del congresso SOI, quest’edizione completamente virtuale, che si terrà dal 29 al 31 maggio.

L’appello di Piovella è quindi quello di ricalendarizzare le visite il prima possibile, con la ripartenza. Per riparare gli occhi, la mascherina coprendo naso e bocca, «vanno bene gli occhiali trasparenti anti infortunistica e comunque occhiali da sole e da vista, da preferire alle lenti solamente perché queste ultime richiedono un maneggiamento con le mani, che devono essere sempre pulite». E non sottovalutare le patologie degli occhi. Come la congiuntivite, che spaventa. «I casi dovuti a sars-cov-2 sono una percentuale molto limitata – spiega – Le congiuntiviti batteriche, a differenza di quelle virali, sono bilaterali e presentano quelle tipiche secrezioni giallastre che impediscono di aprire l’occhio la mattina. Ci sono poi quelle dovute all’allergia, facilmente riconoscibili perché ricorrenti».

Al congresso SOI si presenteranno alcuni dei grandi cambiamenti dell’oculistica, che oggi ha a sua disposizione avanzate metodiche diagnostiche e interventistiche. L’enorme problema che impedisce siano accessibili a tutti è burocratico e, in definitiva, economico. «Il 70% di chi ha la maculopatia, principale causa di cecità nel nostro paese, ha un accesso limitato alle terapie che possono salvare la vita. In Italia, eseguiamo 300mila iniezioni l’anno, in Inghilterra un milione. Dobbiamo almeno puntare a raddoppiare perché – dice Piovella – vorrei ricordare che la perdita della vista è un evento traumatico che getta nell’indigenza economica, nell’isolamento e causa la perdita dell’autosufficienza».

Spesso la cecità sarebbe evitabile e questo fa sentire gli specialisti impotenti, come spiega Piovella: «Oggi molti pazienti stanno subendo una perdita della vista che ci imbarazza tutti. Una realtà evitabile che soffre per la mancanza di attenzione per gli investimenti a lungo termine in Oculistica, la carenza del sistema ospedaliero e la penalizzante disinformazione che genera una confusione di intenti capaci di abbattere il diritto costituzionale per l’accesso alla miglior cura per poter salvare la vista».

In Italia, due milioni di persone combattono ogni giorno la riduzione invalidante della vista. E purtroppo tutto si moltiplica per tre entro il 2050. I costi della cecità ammontano a 28 miliardi ogni anno. Che fare? Secondo il Manifesto della Soi, inviato anche al governo e disponibile qui: bisogna «aumentare le risorse a disposizione per sostenere l’Oculistica, investire in Centri Oftalmici Efficienti sul territorio, esterni ai grandi ospedali, e l’arruolamento aggiuntivo di mille medici oculisti e un Database nazionale specifico per l’Oftalmologia».

Infine, il rischio miopia, in crescita tra coloro che trascorrono le loro giornate davanti al computer. A soffrirne, sempre più precocemente, anche i giovani: «Attenzione ai bambini sempre davanti al computer con la didattica a distanza e le varie attività con i dispositivi elettronici: ogni venti minuti dovrebbero interrompersi e fissare un punto lontano all’orizzonte per decontrarre la muscolatura. Inoltre, sempre per gli occhi, devono trascorrere almeno due ore al giorno all’aperto»·

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