Vivere con la Maculopatia e la promessa di EyeMax Mono

La degenerazione maculare legata all’età (AMD) è una delle principali cause di compromissione visiva nei paesi industrializzati, e incide profondamente sulla qualità della vita di chi ne soffre. Colpisce la macula, l’area centrale della retina responsabile della visione nitida e dei dettagli — leggere, riconoscere un volto, guidare. Con il progredire della malattia, la visione centrale si oscura o si distorce, mentre la visione periferica resta spesso intatta.

Esistono terapie per rallentare alcune forme di AMD, in particolare quella umida, ma per molti pazienti — soprattutto chi convive con la forma secca o con esiti cicatriziali avanzati — le opzioni sono state a lungo limitate. In questo contesto si inserisce EyeMax Mono, una lente intraoculare pensata per chi convive con la maculopatia: non una cura, ma un modo per ottimizzare la visione residua sfruttando le aree ancora sane della retina.

Cos’è EyeMax Mono

EyeMax Mono è una lente intraoculare, ma non convenzionale: appartiene a una nuova generazione di IOL pensate specificamente per chi ha una degenerazione maculare. È realizzata in materiale acrilico flessibile e biocompatibile, ed è frutto di una collaborazione internazionale tra il Dott. Bobby Qureshi del London Eye Hospital e il Prof. Pablo Artal dell’Università di Murcia. È prodotta da SharpView Ophthalmology Limited e ha ottenuto la marcatura CE (numero 2460).

Il suo design ottico — l’asfericità trasversale — funziona quasi come un obiettivo grandangolare: non si limita a mettere a fuoco il centro della visione, spesso danneggiato, ma estende e ottimizza la qualità dell’immagine anche sulle aree periferiche della macula ancora sane. Il meccanismo nel dettaglio, con i dati clinici completi, è nella pagina dedicata a EyeMax Mono.

I benefici concreti per i pazienti

Il beneficio principale è un miglioramento misurabile dell’acuità visiva, sia per lontano sia per vicino. Lo studio di riferimento — condotto da Qureshi e collaboratori su 244 pazienti con AMD, pubblicato sull’European Journal of Ophthalmology nel 2018 — ha misurato un miglioramento medio di 18 lettere ETDRS, un guadagno che si traduce spesso in una maggiore facilità nella lettura e nel riconoscimento di volti e dettagli. I risultati variano da persona a persona, in base alla gravità della malattia e all’estensione dell’area maculare sana residua.

Oltre al guadagno visivo, è importante sottolineare la sicurezza della procedura: l’impianto avviene durante un intervento di cataratta standard o come procedura secondaria, con rischi operatori considerati non superiori a quelli della chirurgia della cataratta stessa. Il produttore riporta oggi dati pubblicati su quasi 700 occhi, con un profilo di sicurezza comparabile a quello delle IOL monofocali standard e nessuna segnalazione in letteratura di problemi di sicurezza o di espianto legati alla lente.

L’impatto sulla qualità della vita può essere notevole: vedere più chiaramente i volti delle persone care, muoversi con più sicurezza, guadagnare autonomia nelle attività quotidiane. È però importante avere aspettative realistiche: EyeMax Mono non è una cura per la degenerazione maculare. La malattia di base non viene arrestata dalla lente, e la sua progressione — specialmente l’atrofia geografica nella forma secca — può nel tempo ridurre i benefici ottenuti se coinvolge anche le aree maculari periferiche.

La procedura chirurgica

Nella maggior parte dei casi, l’impianto avviene nella stessa seduta della chirurgia della cataratta, sostituendo il cristallino naturale con EyeMax Mono. La lente può però essere impiantata anche in chi ha già subito un intervento di cataratta in passato, attraverso una procedura secondaria dedicata.

È una tecnica microchirurgica consolidata: un’incisione corneale di circa 2,6 millimetri, attraverso cui la lente — flessibile — viene piegata, inserita con un iniettore dedicato e lasciata dispiegarsi delicatamente nella sua sede. L’intervento si esegue quasi sempre in anestesia locale (a gocce o peribulbare) ed è indolore; dura generalmente 10-15 minuti per occhio. Grazie alla mini-invasività della tecnica, si svolge in regime di day surgery: si torna a casa lo stesso giorno, senza ricovero notturno.

Il recupero post-operatorio è in genere rapido. Vengono prescritti colliri antibiotici e antinfiammatori per qualche settimana, e l’oculista valuterà nelle visite di controllo se sia necessaria una nuova correzione con occhiali, anche per sfruttare al meglio il leggero effetto di ingrandimento della lente.

Chi può beneficiarne

La lente è pensata principalmente per chi ha una degenerazione maculare senile di tipo secco, in qualunque stadio — dai più precoci fino all’atrofia geografica avanzata — purché resti una porzione di macula periferica funzionalmente valida. Può essere considerata anche per forme di AMD umida stabilizzate, e per altre patologie che compromettono la visione centrale mantenendo una fissazione stabile, come il foro maculare, la malattia di Stargardt, la cicatrice maculare, la corioretinopatia sierosa centrale (CSR), la membrana epiretinica e le lesioni vitelliformi acquisite (AVL) — depositi sottoretinici che possono comparire in diverse patologie maculari.

È possibile proporre l’intervento anche a chi ha già una lente intraoculare standard impiantata in passato, con un impianto secondario. La valutazione pre-operatoria — con esami come l’OCT e la microperimetria — è cruciale per stimare il potenziale beneficio: l’elenco completo delle indicazioni ufficiali è nella pagina dedicata a EyeMax Mono.

Conclusioni

EyeMax Mono rappresenta un passo avanti concreto nella gestione della maculopatia: non una cura, ma uno strumento per sfruttare al meglio le aree retiniche ancora sane, aiutando il cervello ad adattarsi attraverso il locus retinico preferenziale. I benefici riportati — nella visione da lontano e da vicino, nella lettura, nella qualità della vita — sono reali, ma dipendono dalla situazione individuale di ciascun paziente. Solo una valutazione specialistica accurata può stabilire se EyeMax Mono sia la scelta giusta, considerando lo stadio della malattia, l’estensione del danno maculare e la funzionalità della retina periferica residua.

Fonti

  • Qureshi M.A. et al., “Consecutive case series of 244 age-related macular degeneration patients undergoing implantation with an extended macular vision IOL”, European Journal of Ophthalmology, 2018.
  • SharpView Ophthalmology, Data Summary EyeMax Mono, marzo 2025.

Le informazioni presentate in questo articolo hanno scopo puramente informativo e divulgativo e non sostituiscono in alcun modo il parere del medico oculista. Per qualsiasi dubbio o necessità riguardante la propria salute oculare, è indispensabile rivolgersi a uno specialista.