La trombosi della vena centrale della retina (CRVO) rappresenta una delle principali emergenze vascolari oculari, seconda solo alla retinopatia diabetica come causa di perdita visiva conseguente alle malattie vascolari della retina. Presso i nostri centri di Torino e Ivrea, offriamo un approccio all’avanguardia per la gestione di questa complessa condizione, combinando le più recenti innovazioni terapeutiche con un’esperienza clinica consolidata al servizio dei pazienti del Piemonte e del nord Italia.
[Video intervista del Dr. Alberto Bellone sulla trombosi della vena centrale retinica]
Cos’è la trombosi venosa retinica?
La trombosi venosa retinica si verifica quando una delle vene che drenano il sangue dalla retina si ostruisce. Normalmente, il sangue passa dalla circolazione arteriosa alla rete dei capillari e da questi alla circolazione venosa, che drena il sangue nella vena centrale della retina. Quando si verifica l’ostruzione di una di queste vene, la pressione all’interno dei capillari aumenta provocando emorragie e diffusione di liquido e materiale plasmatico nello spessore della retina.
In alcuni casi, il grado di occlusione venosa è tale da portare a una chiusura più o meno estesa del letto capillare con conseguente ischemia della retina. La retina, dopo un evento grave acuto come quello della trombosi della vena centrale, subisce un’ischemia importante e mal sopporta l’assenza di irrorazione sanguigna: i fotorecettori muoiono, compromettendo in modo spesso irreversibile la funzione visiva.
Sintomi e diagnosi precoce
Il sintomo principale della trombosi venosa retinica è un calo improvviso e indolore della vista in un occhio. La visione può apparire offuscata, distorta o con la presenza di un’area scura nel campo visivo. Il grado di diminuzione visiva e la possibilità di un miglioramento anche spontaneo dipendono da molti fattori. È importante sottolineare che nessuna età è immune dalla trombosi della vena centrale retinica: il riscontro in pazienti di età inferiore ai 45 anni non è un evento raro.
La diagnosi viene effettuata attraverso un esame oftalmologico completo che include:
- Esame del fondo oculare per visualizzare le emorragie retiniche
- OCT (Tomografia a Coerenza Ottica) per valutare lo spessore retinico e l’edema maculare
- Fluorangiografia retinica per identificare le aree di ischemia e di non-perfusione
- Valutazione dell’acuità visiva con test standardizzati
Fattori di rischio della trombosi venosa retinica
La trombosi venosa retinica non è quasi mai un evento isolato: nella maggior parte dei casi si sviluppa su un terreno vascolare già compromesso. L’occlusione venosa retinica interessa circa lo 0,77% della popolazione adulta, pari a poco più di 28 milioni di persone nel mondo, e il fattore associato in modo più forte è l’ipertensione arteriosa. Per questo la diagnosi oculistica apre quasi sempre un capitolo che riguarda tutto l’organismo, non solo l’occhio.
Quali sono i fattori di rischio sistemici
I fattori generali sono quelli che pesano di più. La meta-analisi globale pubblicata sul Journal of Global Health nel 2019, che ha raccolto i dati di popolazione disponibili a livello mondiale, ha quantificato così l’associazione fra ciascun fattore e l’occlusione venosa retinica:
| Fattore di rischio | Odds ratio | Che cosa significa |
|---|---|---|
| Ipertensione arteriosa | 2,82 | Il fattore più forte in assoluto: rischio quasi triplicato |
| Pregresso infarto del miocardio | 2,23 | Rischio più che raddoppiato |
| Pregresso ictus | 2,07 | Rischio raddoppiato |
| Età (per ogni decennio in più) | 1,60 | Il rischio cresce con l’età, ma non è esclusivo dell’età avanzata |
| Colesterolo totale elevato | 1,32 | Associazione moderata ma statisticamente solida |
| Funzione renale ridotta (creatinina elevata) | 1,04 | Associazione debole, ma presente |
| Diabete mellito | 1,19 | Associazione non statisticamente significativa in questa meta-analisi (vedi sotto) |
Fonte: Song P. et al., «Global epidemiology of retinal vein occlusion: a systematic review and meta-analysis of prevalence, incidence and risk factors», Journal of Global Health, 2019;9(1):010427.
Il fumo di sigaretta non compare in questa tabella perché i dati disponibili sono meno omogenei, ma resta un fattore vascolare modificabile che considero sempre nel colloquio con il paziente: agisce sugli stessi meccanismi di danno endoteliale che stanno all’origine dell’occlusione.
Il diabete è un fattore di rischio o no
È il punto su cui la letteratura è meno univoca, e vale la pena spiegarlo con precisione. Nella meta-analisi globale il diabete mostra un’associazione debole e non significativa con l’occlusione venosa retinica considerata nel suo insieme; altre meta-analisi condotte su popolazioni specifiche riportano invece associazioni molto più marcate. La lettura più prudente è questa: il diabete raramente è la causa isolata di una trombosi retinica, ma si accompagna quasi sempre a ipertensione e dislipidemia, e soprattutto peggiora il quadro retinico su cui l’occlusione si innesta. In un occhio già interessato da retinopatia diabetica, l’edema maculare secondario a trombosi è più difficile da trattare e la prognosi è meno favorevole.
I fattori di rischio oculari: il ruolo del glaucoma
Accanto ai fattori generali esistono condizioni proprie dell’occhio che predispongono all’occlusione. La più rilevante è il glaucoma ad angolo aperto, insieme a una pressione intraoculare elevata anche in assenza di glaucoma conclamato: l’aumento della pressione all’interno del bulbo comprime la vena centrale nel punto in cui attraversa la lamina cribrosa, proprio dove il vaso è meccanicamente più vulnerabile. È il motivo per cui in ogni paziente con trombosi venosa retinica misuro la pressione oculare e valuto l’angolo irido-corneale, anche quando il glaucoma non era mai stato diagnosticato prima.
Contribuiscono, in misura minore, un bulbo oculare corto (ipermetropia elevata), che comporta un affollamento anatomico a livello della testa del nervo ottico, e la presenza di drusen della papilla ottica.
Quando la trombosi colpisce sotto i 50 anni
Il riscontro in pazienti giovani non è un evento raro, e cambia completamente l’impostazione degli accertamenti. Sotto i 50 anni, e ancora di più in caso di occlusione bilaterale o recidivante, i fattori vascolari classici spesso non bastano a spiegare l’evento e va cercata una causa diversa:
- Trombofilie ereditarie o acquisite: mutazione del fattore V di Leiden, mutazione della protrombina G20210A, anticorpi antifosfolipidi
- Iperomocisteinemia, spesso legata a carenze di folati e vitamina B12
- Malattie mieloproliferative e sindromi da iperviscosità, come la policitemia
- Vasculiti e malattie autoimmuni: malattia di Behçet, lupus eritematoso sistemico, sarcoidosi
- Terapia estroprogestinica, in particolare se associata al fumo
In questi casi l’occhio è la prima sede in cui una condizione sistemica si manifesta, e la collaborazione con l’ematologo o l’internista diventa parte del percorso di cura.
Perché una trombosi retinica riguarda tutto l’organismo
Gli stessi dati che identificano l’ipertensione come fattore principale mostrano che chi ha già avuto un infarto o un ictus ha un rischio circa doppio di sviluppare un’occlusione venosa retinica. La relazione, però, si legge anche nella direzione opposta: la trombosi retinica è considerata un marcatore di rischio cardiovascolare, cioè un segnale che il sistema vascolare nel suo complesso merita di essere valutato. Vedere un’occlusione venosa in un fondo oculare significa, molto spesso, avere davanti un paziente il cui rischio va inquadrato oltre l’occhio.
Quali accertamenti servono dopo la diagnosi
Una volta posta la diagnosi di occlusione venosa retinica, il percorso non si esaurisce nel trattamento dell’edema maculare. Gli accertamenti che indico abitualmente, in collaborazione con il medico curante, sono:
- Misurazione della pressione arteriosa, preferibilmente con monitoraggio nelle 24 ore: l’ipertensione notturna sfugge alla misurazione ambulatoriale
- Profilo lipidico completo: colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi
- Glicemia a digiuno ed emoglobina glicata
- Emocromo completo, per escludere poliglobulia e alterazioni piastriniche
- Funzione renale: creatinina e filtrato glomerulare
- Tonometria e gonioscopia, per identificare un glaucoma non noto
- Screening trombofilico e autoimmunitario, riservato ai pazienti sotto i 50 anni o con forme bilaterali o recidivanti
Si può prevenire una trombosi venosa retinica
Non esiste una terapia che azzeri il rischio, ma i fattori più pesanti sono in larga parte modificabili. Il controllo della pressione arteriosa è la misura che incide di più, seguita dalla gestione del profilo lipidico, dall’abolizione del fumo e dal compenso metabolico nel paziente diabetico. Nei pazienti che hanno già avuto un’occlusione in un occhio, questo controllo ha un valore ulteriore: riduce la probabilità che l’evento si ripeta nell’occhio controlaterale.
Un controllo del fondo oculare periodico è indicato in chi ha ipertensione, diabete o glaucoma: consente di riconoscere precocemente i segni di sofferenza vascolare della retina, quando ancora non hanno prodotto sintomi.
L’evoluzione delle terapie: da una prognosi infausta a nuove speranze
Come spiegato nel video, la trombosi della vena centrale della retina è una patologia verso la quale gli oculisti si sono sentiti a lungo impotenti: il paziente perdeva la vista da un occhio e gli sforzi terapeutici si limitavano a cercare di dominare le complicanze, in particolare il temibile glaucoma neovascolare. Questa complicanza deriva dall’ischemia importante dell’occhio: quando non arriva sangue in maniera sufficiente, l’occhio reagisce richiamando neovasi che vanno a conquistare la parte anteriore e posteriore dell’occhio. Una volta arrivati nell’angolo iridocorneale, questi vasi anomali riducono la possibilità al liquido intraoculare di defluire, causando un innalzamento della pressione e portando il paziente verso la cecità assoluta e il dolore conseguente al glaucoma neovascolare.
Oggi, fortunatamente, il panorama terapeutico è radicalmente cambiato. L’obiettivo non è più solo limitare i danni, ma in molti casi recuperare la funzione visiva e migliorare la qualità di vita del paziente. Questo è possibile grazie a tre pilastri fondamentali: le iniezioni intravitreali, i trattamenti laser e la chirurgia vitreoretinica.
Iniezioni intravitreali: la rivoluzione nel trattamento dell’edema maculare
La vera rivoluzione nel trattamento dell’edema maculare secondario a trombosi venosa retinica è rappresentata dalle terapie intravitreali. Queste procedure, eseguite in regime ambulatoriale presso il nostro centro di Torino, consistono nell’iniezione di farmaci direttamente all’interno della cavità vitreale, permettendo di raggiungere concentrazioni terapeutiche elevate a livello retinico con un minimo assorbimento sistemico.
Farmaci anti-VEGF: la prima linea di trattamento
Il Vascular Endothelial Growth Factor (VEGF) è una molecola chiave nell’aumento della permeabilità vascolare e nella neovascolarizzazione, due processi fondamentali nello sviluppo dell’edema maculare e delle complicanze della trombosi venosa retinica. I farmaci anti-VEGF bloccano l’azione di questa molecola, portando a una rapida riduzione dell’edema e a un significativo miglioramento dell’acuità visiva.
Gli studi clinici randomizzati hanno consolidato il ruolo degli anti-VEGF come terapia di prima linea. Tra i più importanti, lo studio CRUISE ha dimostrato che il ranibizumab (Lucentis®) porta a un rapido e significativo miglioramento dell’acuità visiva. A 6 mesi, quasi la metà dei pazienti trattati con ranibizumab 0.5 mg ha guadagnato 15 o più lettere ETDRS (un test standard per l’acuità visiva), a fronte di solo il 16.9% nel gruppo di controllo.
Lo studio LEAVO, uno studio comparativo a tre bracci, ha fornito preziose informazioni sull’efficacia relativa dei tre principali anti-VEGF utilizzati nella pratica clinica: ranibizumab, aflibercept (Eylea®) e bevacizumab (Avastin®, usato off-label). I risultati a 100 settimane hanno dimostrato che aflibercept si è dimostrato non inferiore a ranibizumab in termini di guadagno visivo, richiedendo inoltre un numero inferiore di iniezioni.
| Farmaco | Nome Commerciale | Indicazione | Note |
|---|---|---|---|
| Ranibizumab | Lucentis® | Approvato per RVO | Rapido miglioramento visivo (Studio CRUISE) |
| Aflibercept 2 mg | Eylea® | Approvato per RVO | Efficacia non inferiore a ranibizumab, minor numero di iniezioni (Studio LEAVO) |
| Aflibercept 8 mg | Eylea HD® | Approvazione RVO in corso* | Nuova generazione: stessa efficacia con metà delle iniezioni – ogni 8 settimane (Studio QUASAR) |
| Bevacizumab | Avastin® | Uso off-label | Efficace, ma potenzialmente leggermente inferiore (Studio LEAVO) |
*Approvato per AMD, DME, DR dal settembre 2024; approvazione per RVO in corso (FDA Priority Review 2025)
Eylea HD® (Aflibercept 8 mg): l’innovazione che cambia le regole del trattamento
Nel panorama in continua evoluzione delle terapie anti-VEGF, il nostro centro si distingue per l’impegno costante nell’offrire ai pazienti le soluzioni più avanzate disponibili. Dal settembre 2024, presso il nostro ambulatorio di Torino, utilizziamo Eylea HD® (aflibercept) 8 mg, la nuova generazione di terapie anti-VEGF ad alta dose, rappresentando uno dei primi centri in Italia ad adottare questa innovazione rivoluzionaria.
Perché Eylea HD® 8 mg è un cambio di paradigma
Eylea HD® 8 mg non è semplicemente un incremento di dosaggio: è un cambio di paradigma nel trattamento dell’edema maculare. Grazie a una dose molare quattro volte superiore rispetto all’aflibercept 2 mg tradizionale, questo farmaco permette di ottenere gli stessi eccellenti risultati visivi con un intervallo di somministrazione doppio, passando da iniezioni ogni 4 settimane a iniezioni ogni 8 settimane.
I risultati dello studio QUASAR: efficacia con metà delle iniezioni
Lo studio di fase 3 QUASAR, i cui risultati sono stati presentati nel febbraio 2025, ha dimostrato in modo inequivocabile che Eylea HD® 8 mg somministrato ogni 8 settimane raggiunge guadagni di acuità visiva non inferiori rispetto a Eylea® 2 mg somministrato ogni 4 settimane nei pazienti con edema maculare secondario a trombosi venosa retinica. Questo significa che i pazienti ottengono gli stessi benefici terapeutici con la metà delle iniezioni.
I dati sono ancora più impressionanti quando si analizza la sostenibilità del trattamento a lungo termine:
- L’88% dei pazienti trattati con Eylea HD® ha mantenuto un intervallo di dosaggio di 8 settimane dopo sole 3 dosi mensili iniziali
- Questa percentuale sale al 93% nei pazienti che hanno ricevuto 5 dosi mensili iniziali
- Guadagno visivo medio di 17-19 lettere ETDRS, equivalente agli standard terapeutici consolidati
- Profilo di sicurezza sovrapponibile a quello di Eylea® 2 mg
Perché la riduzione delle iniezioni è così importante per i pazienti
Per chi convive con una patologia retinica cronica, il numero di iniezioni non è solo una questione statistica: è un fattore che impatta profondamente sulla qualità di vita. Ridurre il numero di iniezioni significa:
- Meno visite in ospedale: più tempo per la famiglia, il lavoro e le attività quotidiane
- Minore stress psicologico: l’ansia legata alle iniezioni ripetute si riduce significativamente
- Maggiore sostenibilità: un trattamento meno invasivo è più facile da mantenere nel lungo termine
- Riduzione del rischio cumulativo: meno iniezioni significano minore esposizione al rischio, seppur basso, di complicanze come infezioni o aumenti pressori
- Migliore aderenza terapeutica: un regime meno gravoso favorisce la continuità delle cure
Per i nostri pazienti provenienti da Torino, Ivrea e da tutto il Piemonte, questo si traduce in una libertà ritrovata: poter pianificare la propria vita con maggiore serenità, sapendo che il controllo della malattia non richiede più visite ospedaliere ogni mese.
Il nostro impegno: sempre all’avanguardia per i pazienti del Piemonte
L’adozione di Eylea HD® 8 mg dal settembre 2024 testimonia la nostra filosofia: non accontentarsi dello standard, ma ricercare costantemente l’eccellenza. Mentre molti centri continuano a utilizzare protocolli consolidati, noi crediamo che i nostri pazienti meritino di accedere alle terapie più innovative non appena queste diventano disponibili.
Schema di trattamento con Eylea HD® 8 mg
Fase di carico (Mesi 0-3/5):
- Dosaggio: Eylea HD® 8 mg intravitreale
- Frequenza: Iniezioni mensili
- Numero dosi: 3-5 iniezioni consecutive (3 dosi per forme meno severe, 5 dosi per forme più severe o CRVO ischemica)
- Valutazione: OCT e acuità visiva a ogni visita
Fase di mantenimento (Dal mese 4/6 in poi):
- Dosaggio: Eylea HD® 8 mg intravitreale
- Frequenza: Ogni 8 settimane (2 mesi)
- Monitoraggio: Valutazione clinica e OCT a ogni iniezione
- Durata: Fino a stabilizzazione completa (tipicamente 1-2 anni)
Corticosteroidi intravitreali: un’alternativa efficace
I corticosteroidi rappresentano un’altra potente arma terapeutica, agendo non solo sul VEGF ma su un più ampio spettro di mediatori infiammatori. Sono particolarmente utili nei pazienti che non rispondono adeguatamente agli anti-VEGF o in quelli con una significativa componente infiammatoria.
L’impianto di desametasone a lento rilascio (Ozurdex®) è stato approvato per il trattamento dell’edema maculare da trombosi venosa retinica sulla base dei risultati dello studio GENEVA. Questo studio ha dimostrato che un singolo impianto può migliorare significativamente l’acuità visiva e ridurre l’edema maculare, con un effetto che dura diversi mesi. Il vantaggio principale di questa terapia è il ridotto numero di interventi necessari (2-3 impianti all’anno), a fronte però di un maggior rischio di effetti collaterali come l’aumento della pressione intraoculare e la progressione della cataratta.
Il ruolo del trattamento laser nella prevenzione delle complicanze
Sebbene le terapie intravitreali abbiano assunto un ruolo predominante, il trattamento laser mantiene un’importanza cruciale nella gestione delle complicanze della trombosi venosa retinica, in particolare della neovascolarizzazione.
Fotocoagulazione panretinica (PRP)
Nelle forme ischemiche di trombosi venosa retinica, la retina sofferente rilascia segnali (tra cui il VEGF) che stimolano la crescita di nuovi vasi sanguigni anomali (neovascolarizzazione) sull’iride, sull’angolo irido-corneale e sulla retina stessa. Questi neovasi sono fragili, possono sanguinare e, soprattutto, possono causare il temibile glaucoma neovascolare.
La fotocoagulazione panretinica (PRP) è il trattamento di scelta per prevenire e trattare queste complicanze. Consiste nell’applicare spot laser su tutta la periferia retinica, distruggendo selettivamente le aree di retina ischemica e riducendo così la produzione di fattori neovascolari. La PRP è efficace nel far regredire la neovascolarizzazione e nel ridurre significativamente il rischio di sviluppare glaucoma neovascolare, preservando l’integrità del bulbo oculare.
Fotocoagulazione a griglia (Grid Laser)
Prima dell’avvento delle terapie intravitreali, la fotocoagulazione a griglia maculare era il trattamento standard per l’edema maculare secondario a trombosi venosa di branca (BRVO). Oggi, il suo utilizzo si è ridotto, ma può ancora essere considerato in casi selezionati di edema maculare cronico in pazienti con BRVO che non rispondono o rispondono parzialmente alle terapie intravitreali, o in combinazione con esse per ridurre il numero di iniezioni necessarie.
La soluzione chirurgica: la vitrectomia
La chirurgia vitreoretinica, in particolare la vitrectomia pars plana, è riservata a casi complicati di trombosi venosa retinica che non rispondono alle terapie meno invasive. Le sue indicazioni principali sono:
- Emorragia vitreale persistente: Se il sanguinamento all’interno dell’occhio è così denso da non riassorbirsi spontaneamente, impedendo la visione e l’esecuzione di trattamenti laser, la vitrectomia permette di rimuovere il sangue e di trattare direttamente la retina.
- Edema maculare refrattario: In alcuni pazienti, l’edema maculare non si risolve nonostante ripetute iniezioni intravitreali. In questi casi, la vitrectomia, spesso associata al peeling della membrana limitante interna (ILM), può contribuire a risolvere l’edema e a migliorare l’anatomia maculare.
- Complicanze trazionali: La trombosi venosa retinica può portare alla formazione di membrane epiretiniche (pucker maculare) o a distacchi di retina trazionali. La vitrectomia è l’unico trattamento in grado di risolvere queste complicanze meccaniche.
Un approccio terapeutico moderno e personalizzato
La gestione della trombosi venosa retinica oggi si basa su un approccio a più livelli, personalizzato in base alla forma clinica (CRVO o BRVO, ischemica o non ischemica) e alla risposta individuale del paziente:
- La terapia intravitreale con anti-VEGF rappresenta la prima linea di trattamento per l’edema maculare, con l’obiettivo di massimizzare il recupero visivo
- I corticosteroidi intravitreali sono un’opzione di seconda linea potente, particolarmente utile nei casi refrattari o con forte componente infiammatoria
- Il trattamento laser (PRP) rimane insostituibile per la gestione e la prevenzione delle complicanze neovascolari nelle forme ischemiche
- La vitrectomia è una risorsa preziosa per i casi complicati da emorragia vitreale persistente o edema maculare refrattario
L’integrazione di queste diverse modalità terapeutiche consente oggi di affrontare la trombosi venosa retinica con maggiori possibilità di successo, trasformando la prognosi di una patologia che un tempo era considerata quasi intrattabile.
Prognosi e fattori prognostici
Gli studi a lungo termine hanno dimostrato che con un trattamento adeguato e tempestivo, è possibile ottenere risultati significativi. Uno studio multicentrico a 8 anni ha seguito 296 pazienti trattati con anti-VEGF, dimostrando:
- Miglioramento medio di 14 lettere ETDRS mantenuto a 8 anni
- Il 50% dei pazienti ha guadagnato 15 o più lettere
- Il 70% dei pazienti con BRVO e il 30% con CRVO hanno raggiunto un’acuità visiva di 20/40 o migliore
Fattori associati a migliore prognosi:
- Trattamento precoce (entro 3 mesi dall’esordio)
- Forma di trombosi venosa di branca (BRVO) rispetto alla forma centrale (CRVO)
- Forma non-ischemica
- Età più giovane
- Assenza di comorbidità non controllate (diabete, ipertensione)
Domande frequenti (FAQ)
Quali sono i sintomi della trombosi venosa retinica?
Il sintomo principale è un calo improvviso e indolore della vista in un occhio. La visione può apparire offuscata, distorta o con la presenza di un’area scura nel campo visivo. È importante rivolgersi immediatamente a un oculista in caso di perdita improvvisa della vista.
Le iniezioni intravitreali sono dolorose?
La procedura viene eseguita in regime ambulatoriale, previa anestesia locale con colliri anestetici. Il paziente può avvertire una leggera pressione durante l’iniezione, ma il dolore è minimo o assente. L’intera procedura dura pochi minuti.
Quante iniezioni sono necessarie?
Il numero di iniezioni varia in base alla gravità della patologia e alla risposta individuale al trattamento. Con le nuove terapie come Eylea HD® 8 mg, è possibile ridurre significativamente il numero di iniezioni annue, passando da 9-12 iniezioni all’anno a circa 6-7 iniezioni, con iniezioni ogni 8 settimane invece che mensili.
Quanto tempo dura il trattamento?
La maggior parte dei pazienti richiede trattamento per 2-3 anni, anche se alcuni pazienti possono stabilizzarsi dopo 12-18 mesi. Le forme ischemiche di CRVO possono richiedere trattamento per periodi più lunghi. È importante mantenere un follow-up regolare anche dopo la stabilizzazione.
Quali sono i rischi delle iniezioni intravitreali?
Le complicanze gravi sono rare. I rischi principali includono infezione intraoculare (endoftalmite, <1%), aumento temporaneo della pressione oculare, emorragia congiuntivale minore e, molto raramente, distacco di retina. Il nostro centro adotta rigorosi protocolli di sterilità per minimizzare questi rischi.
Posso recuperare completamente la vista?
Il recupero visivo dipende da molti fattori, tra cui la gravità dell’ischemia retinica, la tempestività del trattamento e la forma di trombosi (BRVO o CRVO). Circa il 50% dei pazienti trattati guadagna 15 o più lettere di acuità visiva, ma il recupero completo non è sempre possibile, soprattutto nelle forme ischemiche severe.
Cos’è il glaucoma neovascolare e come si previene?
Il glaucoma neovascolare è una complicanza grave della trombosi venosa retinica ischemica, in cui nuovi vasi anomali crescono nell’angolo di drenaggio dell’occhio, causando un aumento pericoloso della pressione intraoculare. Si previene con trattamenti laser panretinici (PRP) e iniezioni anti-VEGF nelle forme ischemiche, oltre a un attento monitoraggio.
Perché dovrei scegliere Eylea HD® 8 mg rispetto ad altri trattamenti?
Eylea HD® 8 mg offre la stessa efficacia dei trattamenti anti-VEGF standard ma con la metà delle iniezioni (ogni 8 settimane invece che mensili). Questo significa meno visite in ospedale, minore stress, riduzione dei rischi cumulativi e una migliore qualità di vita, mantenendo gli stessi eccellenti risultati visivi.
Quali sono le cause della trombosi venosa retinica?
Il fattore associato più fortemente all’occlusione venosa retinica è l’ipertensione arteriosa, che secondo la meta-analisi globale pubblicata sul Journal of Global Health nel 2019 quasi triplica il rischio (odds ratio 2,82). Seguono un pregresso infarto (2,23), un pregresso ictus (2,07), l’età avanzata e il colesterolo totale elevato. Fra i fattori oculari il più rilevante è il glaucoma ad angolo aperto. Nei pazienti sotto i 50 anni vanno cercate anche cause trombofiliche, autoimmuni o ematologiche.
Il glaucoma può causare una trombosi retinica?
Sì, il glaucoma ad angolo aperto è il principale fattore di rischio oculare per la trombosi della vena centrale retinica. La pressione intraoculare elevata comprime la vena nel punto in cui attraversa la lamina cribrosa, dove il vaso è meccanicamente più vulnerabile. Per questo in ogni paziente con occlusione venosa retinica è indicata la misurazione della pressione oculare e la valutazione dell’angolo irido-corneale, anche in assenza di una diagnosi precedente di glaucoma.
Dopo una trombosi retinica quali esami generali devo fare?
Gli accertamenti indicati sono la misurazione della pressione arteriosa (preferibilmente nelle 24 ore), il profilo lipidico, la glicemia a digiuno con emoglobina glicata, l’emocromo completo, la funzione renale e la tonometria con gonioscopia. Nei pazienti sotto i 50 anni, o in caso di forme bilaterali o recidivanti, si aggiungono lo screening trombofilico e quello autoimmunitario. La trombosi venosa retinica è considerata un marcatore di rischio cardiovascolare, quindi la valutazione va condivisa con il medico curante.
Contatti e sedi: punto di riferimento per il Piemonte e il nord Italia
Per una valutazione specialistica della trombosi venosa retinica e per discutere le opzioni terapeutiche più adatte al vostro caso, potete trovarmi presso i miei studi di Torino e Ivrea. Siamo un punto di riferimento per i pazienti provenienti da tutto il Piemonte e il nord Italia, offrendo le più avanzate terapie intravitreali, incluso Eylea HD® 8 mg, disponibile presso il nostro centro dal settembre 2024.
Ricevo a Torino e Ivrea
Per informazioni su sedi, orari e prenotazioni, consultate la sezione Contatti del sito.
Sono convenzionato con i maggiori fondi assicurativi e offro consulenze specialistiche per la diagnosi e il trattamento delle patologie retiniche vascolari.
Caso 1: trombosi venosa della metà temporale laser trattata



Caso 2: trombosi venosa temporale superiore laser trattata



Caso 3: trombosi venosa temporale inferiore laser trattata



