Napoli 19.05.2017 | CXL 10 anni di attività

 

In un decennio il cross-linking corneale mediante riboflavina (CXL) per il trattamento del cheratocono ha percorso molta strada; infatti dal settembre 2007 (quando iniziai, per primo in Campania, un programma di effettuazione di cxl nel settore pubblico) lo scetticismo era generale e l’ironia assai diffusa (molti colleghi di reparto, cercando di rassicurarmi, mi dicevano “…non ti preoccupare, faremo una colletta per pagarti le spese legali per tutte le cause d’indennizzo che dovrai affrontare a causa di questo tuo folle progetto….”), tutto è cambiato; infatti da quel periodo, abbiamo assistito ad una progressiva rivoluzione “copernicana “ nel trattamento del cheratocono per la quale è stato introdotto e sempre più si è consolidato il concetto di intervento preventivo/conservativo che ha sostituito quello della “asportazione”. Infatti, alla avvenuta diagnosi di cheratocono avanzato non si doveva più prospettare al paziente la lente a contatto e la speranza che l’evoluzione non sfociasse in una più o meno lunga “agonia “ della funzione visiva nella quale l’oculista era praticamente inerme ed in cui il trapianto, nei casi avanzati, era l’inevitabile “approdo” per una conservazione/miglioramento del visus bensì si poteva, invece, prospettare la possibilità di bloccare l’evoluzione della malattia relegando il tanto temuto (e foriero di complicanze) trapianto al ruolo di “estrema opzione” (ultima spiaggia). Oggigiorno il cxl è oramai universalmente considerato lo “standard” per il trattamento primario del cheratocono in quanto la tecnica risulta, indubbiamente, essere semplice, minimamente invasiva, di efficacia elevatissima ed eventualmente ripetitiva. Prendendo spunto da tali certezze, abbiamo ritenuto necessario cercare di “fare il punto” sui due principali“difetti” del CXL che sono: • una dialettica assai diffusa fra vari protocolli e procedure • il dato oggettivo che non vi può essere una realistica aspettativa in termini di recupero sostanziale della funzione visiva al di là di un pur frequente appiattimento della curvatura corneale, In tal senso la ricerca clinica applicata sta vagliando la possibilità di abbinare, in maniera standardizzata, il CXL ad altre tecniche chirurgiche, al fine di poter ottenere la “quadratura” del cerchio in termini di blocco anatomico/miglioramento funzionale del cheratocono.
Dott. A. Venosa